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Al 2° Seminario internazionale Regio Plus di Sierre la consulente politica e aziendale Beate E. Wilhelm* ha parlato dei "Nuovi modi di sfruttamento del territorio rurale". La relatrice riscontra grandi potenzialità di sviluppo in particolare nel rafforzamento delle cooperazioni fra città e campagna. Beate E. Wilhelm si è espressa, inoltre, sull'importanza delle reti in generale e ha presentato cinque spunti per promuovere lo sviluppo delle regioni. Qui di seguito riportiamo i punti salienti della sua relazione. La discrepanza fra desiderio e realtà è grande: le reti e le cooperazioni continuano ad essere poco diffuse anche in Svizzera. Le iniziative di promozione come Regio Plus, che imprimono impulsi in questo senso, sono dunque molto interessanti. Ad ogni modo, i programmi di promozione non dovrebbero essere rivolti prevalentemente e unilateralmente a determinate categorie territoriali, ma piuttosto alla soluzione dei problemi. Questo significa che le misure di promozione devono essere estese oltre le regioni rurali, perché esistono potenzialità di sviluppo anche nelle cooperazioni fra città e campagna. Infatti, la ricerca ha mostrato che, ad esempio, le relazioni innovative fra le imprese sono mirate innanzitutto ai settori e agli obiettivi ma non agli aspetti regionali. Il fattore umano Anche fra le istituzioni politiche ed economiche si coopera ancora troppo poco, soprattutto per la diversità dei motivi che dettano la necessità d'intervento. Spesso, però, la natura delle cose in campo tecnologico e dell'economia di mercato è diametralmente opposta agli obiettivi della politica regionale. Infine non va dimenticato il fattore umano: anche i migliori progetti falliscono se fra i partecipanti di una regione manca la fiducia, se non sono chiari i vantaggi della cooperazione oppure se gli egoismi istituzionali impediscono di raggiungere un accordo. Un altro motivo della scarsa diffusione delle reti di cooperazione è che la capacità di autoorganizzarsi è ancora troppo poco sviluppata. Ma non si può semplicemente pretendere che i privati e i vari enti sappiano autoorganizzarsi in base a un principio ben preciso. Questi, infatti, devono conoscere le modalità di funzionamento e acquisire le capacità necessarie. Quando funzionano le reti? Le reti sono un strumento relativamente nuovo dello sviluppo regionale. Dunque, è ancora troppo presto per fare affermazioni impegnative o definitive a proposito della loro efficacia. A ciò si aggiunge il fatto che spesso è difficile rilevare e valutare gli effetti delle reti. Per questo, gli studi di valutazione delle reti regionali sono ancora troppo semplicistici. In linea di massima, per creare una rete servono partecipanti qualificati e motivati. Inoltre, una rete deve rispondere ad esigenze e obiettivi chiari e presentare un campo d'azione sufficientemente vasto. Le piccole città rurali svolgono un ruolo importante nella promozione della regione rurale e dunque occorrerebbe farle diventare veri e propri nuclei di sviluppo e integrarle meglio fra di loro. Questo soprattutto anche nell'intento di sfruttare le risorse nel modo più efficace possibile. Principi per la promozione delle regioni Che possibilità hanno le regioni rurali di adeguarsi con successo alle nuove situazioni? Tenendo conto del fatto che non tutte le regioni sono in grado di adottare la stessa strategia di sviluppo, si possono seguire cinque principi: 1. Strategia di sviluppo diversificata Qui si tratta di individuare le potenzialità di sviluppo specifiche di una regione. Si potranno così (ri)attivare o sviluppare prodotti, servizi o altre caratteristiche regionali che poi andranno posizionati e venduti in modo professionale. 2. Centralizzazione e sfruttamento comune delle risorse Le regioni rurali possono aumentare la loro attrattiva cooperando con gli agglomerati urbani. Ad esempio, mettendosi in luce come località residenziali per la manodopera altamente qualificata proveniente dalla città.. In molte zone, però, questo presuppone un miglioramento e un potenziamento delle infrastrutture e dell'offerta dei servizi. Le reti urbane rurali potrebbero contribuire a centralizzare lo sfruttamento delle risorse ottimizzandole, ad esempio, creando scuole internazionali e asili nido oppure ampliando le offerte culturali. In questo modo, aumentano anche le probabilità d'insediamento di nuove imprese sul posto. Infatti, l'80% circa delle nuove attività si trovano vicino al posto di lavoro o alla località dove risiedono coloro che le hanno avviate. Un altro esempio di reti urbane rurali sono le attività comuni nel settore della promozione economica, parchi comuni industriali o dei fondatori di aziende oppure anche lo sfruttamento comune di hardware e software in campo informatico. Le aziende possono ridurre i costi alleandosi per progetti di marketing (ad es. una piattaforma comune su Internet), sul piano delle vendite, per l'acquisto e lo sfruttamento di macchinari costosi, per l'introduzione di nuove e dispendiose tecnologie e per lo scambio di manodopera altamente specializzata. La cooperazione diventa molto più facile quando le aziende non sono dirette concorrenti. L'ideale sarebbe che le imprese arrivino ad integrarsi reciprocamente, come le cosiddette "aziende virtuali", che si distribuiscono le risorse per offrire assieme sul mercato nuovi prodotti o servizi. 3. Stimolare i processi autoorganizzativi Le iniziative di promozione basate sul principio "bottom up" possono avere successo solo se nelle regioni c'è una capacità sufficiente ad autoorganizzarsi. Nel contempo, si devono sensibilizzare gli interessati ad acquistare maggiore consapevolezza a livello di cooperazione e concorrenza. Il che presuppone a sua volta un management attivo sul piano della motivazione e della regolamentazione. Chi partecipa ai processi di autoorganizzazione, però, deve anche disporre di competenze decisionali. È importante stabilire chiaramente le competenze e le responsabilità sin dall'inizio, perché solo così gli obiettivi diventano vincolanti. Per poter guidare lo sviluppo, tutte le attività dovrebbero inoltre attenersi a un programma di sviluppo regionale. 4. Allungare le catene regionali del valore aggiunto Le catene regionali del valore aggiunto possono essere allungate in base alle strutture artigianali, industriali e dei servizi già esistenti o ancora da creare. A questo scopo, vanno prima analizzate con precisione le singole catene del valore aggiunto anche per verificare eventuali lacune e possibilità di integrazione. Lo sfruttamento dei nuovi potenziali di valore aggiunto dovrebbe essere coordinato con le altre regioni in modo tale da evitare di disperdere inutilmente le risorse. 5. Promozione di nuove attività economiche In linea di massima, le regioni hanno tre possibilità per avanzare in nuovi settori: con nuovi insediamenti, con la fondazione di nuove aziende oppure "agganciandosi" alle strutture già esistenti. Sono questi gli ambiti tradizionali della promozione economica. Creare i presupposti La promozione delle reti e dei progetti di cooperazione promette bene nel campo della soluzione dei problemi economico-strutturali nei territori rurali. Ad ogni modo, non bisogna aspettarsi risultati troppo ambiziosi, perché sappiamo ancora troppo poco sull'effettiva efficacia delle reti. In linea di principio, il successo delle reti dipende da presupposti ben precisi. Volerli creare da soli non è un'impresa da poco. Regio Plus fornisce un prezioso contributo in tal senso. * La dott.ssa Beate E. Wilhelm è membro della direzione della z-link, Katalysator für Innovationen in Wissenschaft, Wirtschaft und Gesellschaft (Catalizzatore per le innovazioni nella scienza, nell'economia e nella società) di Zurigo. Prima di assumere questa funzione, ha lavorato a lungo a San Gallo come consulente politica e aziendale per i processi d'innovazione dello sviluppo economico e territoriale. Ha studiato geografia all'Università di Stoccarda e si è laureata all'Università di Zurigo sul tema "Fallimento dei sistemi nel processo innovativo. Per la riorganizzazione del trasferimento di know-how e tecnologia".
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