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Gruppo di lavoro sviluppo d’organizzazione Esperta: Rita Kummli, dipl. fed. HP, PricewaterhouseCoopers È possibile suddividere un progetto nelle seguenti fasi: avvio, kick-off, concepimento, decisioni sulla procedura, realizzazione e consolidamento. Le pietre miliari più importanti di ogni fase nonché la conclusione del progetto dovrebbero essere stabilite in precedenza. Per determinare se la rispettiva organizzazione è ancora adeguata, prima di passare a una fase successiva bisogna sempre fare il punto della situazione. Nella fase di avvio, non è ancora molto importante avere chiare strutture organizzative. Man mano che avanza il progetto, però, è necessario classificare chiaramente i compiti, le competenze e le responsabilità; in particolare poi quando gli obblighi finanziari diventano sempre più ingenti. Al contempo si deve aumentare la professionalità.
Gruppo di lavoro comunicazione Esperto: Emil Annen, lic. oec. Università di San Gallo I budget di comunicazione sono quasi sempre troppo scarsi. Quando si tratta risparmiare, si sacrifica per prima cosa la comunicazione verso l’esterno; se poi la comunicazione interna non funziona, viene messo in pericolo l’intero progetto. Una nuova comunicazione interna invece ha sempre effetti anche verso l’esterno. Una comunicazione di successo non deve essere solo razionale ma anche emotiva: oltre alle informazioni oggettive si devono comunicare anche gli aspetti emotivi di un progetto. Chi informa con la massima franchezza su tutte le fasi di un progetto senza trascurare neanche i problemi riesce ad assicurarsi la fiducia, oltre ad abbattere le resistenze. I successi intermedi devono essere programmati sul piano comunicativo. Internet deve diventare una componente fissa di un piano di comunicazione. Il sito web di un progetto viene sfruttato comunque in gran parte a livello regionale e il suo mantenimento è costoso.
Gruppo di lavoro economia Esperto: Werner Mahrer, ing. agr. Politecnico federale, direttore del centro agricolo Ebenrain BL Ogni domanda di finanziamento deve contenere indicazioni sulla propria economia, ovvero dimostrare che il progetto può autofinanziarsi. La domanda corrisponde a un ‘business plan’ anche se non così dettagliato come per le banche. Ad ogni buon conto, esso dovrebbe descrivere i prodotti e i servizi da sviluppare, giudicare la loro idoneità ad esistere sul mercato nonché i costi previsti come pure valutare gli utili in modo realistico. La domanda decisiva è se il progetto potrà continuare ad esistere sul mercato anche dopo gli aiuti finanziari iniziali di Regio Plus. Se non è così, Regio Plus è la fonte di finanziamento errata. Per potersi assumere i costi dopo il finanziamento fornito da Regio Plus ci si deve chiedere chi approfitta del progetto direttamente o indirettamente. Per un sentiero didattico ad esempio sarebbe pensabile richiedere aiuti finanziari al settore della ricerca, della formazione o dell’educazione. Si dovranno definire prima i beneficiari successivi e nella domanda andrà menzionare la loro intenzione a partecipare ai costi futuri.
Gruppo di lavoro finanziamento Esperto: Markus Loosli, ing. agr. Politecnico federale, segretario generale dell’organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati Ogni progetto Regio Plus presuppone un piano finanziario. È importante trovare un giusto equilibrio fra mezzi propri e finanziamenti di terzi. I promotori del progetto devono per lo meno assumersi un quarto dei costi totali in cui è possibile includere il proprio lavoro. Vengono finanziati solo quei progetti che non ricevono altri sussidi federali e che hanno esaurito le possibilità di finanziamento cantonali. Regio Plus non è una cassa di compensazione per le regioni meno privilegiate. Per la valutazione delle domande, la Confederazione tiene innanzitutto conto dei criteri di efficienza. Un importante aspetto del finanziamento è la raccolta fondi che presuppone capacità di marketing. Chi vuole procurarsi mezzi in questo modo deve riflettere che ruolo gioca il mercato per il proprio servizio e che corrispettivo si può chiedere in cambio. Anche qui si tratta di chiarire chi trarrà vantaggio dal progetto. Chi è consapevole delle proprie azioni, non deve rivolgersi ai beneficiari come postulante. Questo principio è molto importante ad esempio quando la prestazione non scaturisce da un prodotto concreto, ma da un uso indiretto come, ad esempio, dall’abbellimento del paesaggio.
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